Recensione Pornopoema (di Andrea Biscaro e Sergal, 2020)

Poter parlare di fumetti per me è sempre un grande onore, poiché li considero una delle forme espressive più complete e varie, che può o meno avvalersi delle parole, raccontare o semplicemente mostrare, muoversi su diversi piani narrativi. Ho sempre trovato, poi, estremamente appagante la lettura di giovane voci del panorama fumettistico nostrano, capace di vivacizzare un mercato dominato sempre dai soliti (ottimi) nomi. Per questo sono stato felicissimo di accettare la proposta di collaborazione che mi ha fatto l’autore Andrea Biscaro e di leggere il suo fumetto Pornopoema, illustrato da Sergal ed edito da Eretica Edizioni.

TRAMA:

Marco Steiner è un famoso pittore, ritiratosi da alcuni anni in un piccolo borgo della Toscana con la splendida moglie Giulia. Un giorno irrompe nella loro vita un uomo, una sorta di demone-clown che turberà irrimediabilmente la mente già fragile di Marco. L’essere compare periodicamente a violentare la bella Giulia e il pittore è costretto a subire lo stupro della moglie che si ripete ciclicamente davanti ai suoi occhi. Marco Steiner non può far niente contro di lui. Ogni volta che cerca di aggredirlo, l’essere immondo scompare. Ma Giulia sembra inconsapevole di tutto. Le continue violenze avvengono in una specie di sonno costante, in una torbida trance. La presenza dello stupratore misterioso diviene un incubo sempre più concreto.

Diario di un’ossessione, rappresentazione della follia, critica all’oggettivazione sessuale del corpo umano o, più semplicemente, metafora della mercificazione dell’arte? Forse si tratta di tutte queste cose quando parliamo di Pornopoema. Biscaro e Sergal utilizzano il tema della violenza sessuale sia per infliggere una dura critica alla visione sessualizzata del corpo femminile che porta al parossismo malato che nella violenza trova il suo peggior sfogo, sia per parlare dei demoni interiori che ci perseguitano violentando i diversi volti della nostra psiche, frutto di una società materialista che preconfeziona la bellezza in tutte le sue forme, compresa quella artistica, ideale puro distorto e insudiciato da successo, fama e denaro. Steiner è la personificazione dell’artista convinto di avere in mano il destino di un’arte elevata e “sacrale” che ha come scopo la rappresentazione finale di una bellezza perennemente insozzata da una società carnale che, mercificandola, la volgarizza. Ma, a far ciò, non potrebbe essere molto più semplicemente il desiderio di possesso irrealizzabile di qualcosa che non può essere posseduto? La bellezza come canone oggettivo e, come tale, inesistente, che diventa fine piuttosto che mezzo, non più esperienza personale e individuale ma globale e massificata che trova nel voyeurismo e nell’ansia del possesso il suo senso finale.

Attraverso una scrittura ossessiva e alienante che da forma ai pensieri del protagonista, Andrea Biscaro crea una storia inquietante e folle che i disegni in bianco e nero di Steiner rendono esplicita dando forma alle visioni e agli incubi che lo scrittore racconta nel tentativo di “mostrare” la psiche del protagonista e la metafora racchiusa nella poetica di quest’opera davvero interessante, impreziosita da tavole acquerellate veramente suggestive.

Pornopoema è un fumetto che consiglio esclusivamente ad un pubblico maturo e maggiorenne che abbia voglia di farsi trascinare in un incubo fatto di violenza, sesso e pazzia.

Ringrazio Andrea Biscaro per avermi permesso di leggere la sua opera.

Pornopoema è un volume edito da Eretica Edizioni.

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